da Mab | Apr 1, 2026 | Recensioni, Fantascienza
A noi di Novilunio le sfide piacciono. Nonostante in campo letterario non ce ne siano parecchie, ne abbiamo trovata una perfetta per noi: quella lanciata da M. Maponi sul suo blog personale, in cui invoca dal pubblico recensioni con elementi critici. Inoltre conoscevamo già l’autore dopo aver recensito un’altra sua opera del 2024, Un affare per orecchie a punta, che ci aveva sorpreso in positivo. Dunque ci siamo messi all’opera, e abbiamo scelto di parlarvi della novella Questo continuo scavare, edita Delos Digital nel 2025.
Un Viaggio nel Surreale…
Il racconto di Maponi si apre con l’arrivo del protagonista a Hong Kong: all’ospedale l’attende l’amata Fen “immersa” in un coma psichedelico, coi genitori di lei che si aspettano un intervento risolutivo per riportarla tra loro. Il protagonista Alex si immerge a sua volta, a malincuore, per tentare l’impresa disperata.
Nonostante la traversata surreale che il protagonista si ritrova ad affrontare, tra deserti di cenere e titani infuriati, la trama rimane lineare, e i colpi di scena arrivano principalmente dalle interazioni attraverso cui il protagonista e Fen parlano del proprio passato, dei propri traumi e delle proprie debolezze.
I due protagonisti sono la punta di diamante del racconto: il loro rapporto è dolorosamente realistico (inclusi i ricatti morali e i coping mechanisms tipici di una relazione tossica e irrecuperabile) e ci ha trascinati nel loro torbido e traumatico tentativo di affrontare un passato che entrambi hanno fatto di tutto per dimenticare. Non è facile stare dalla parte di questi personaggi (anche a causa della gravità degli eventi che hanno subito, i quali fortunatamente non abbiamo mai avuto modo di sperimentare in prima persona), che spesso mostrano i loro lati più meschini e manipolativi.
Ci ha particolarmente colpito la cura dei dettagli, soprattutto nelle interazioni con i genitori di Fen: la madre che le applica il trucco nonostante quella sia in coma, Alex che fatica nel comunicare nella loro lingua madre, le aspettative di una cultura tipicamente asiatica che si scontrano con sistemi di valori diversi.
Una storia breve ma splendidamente raccontata, i cui punti di forza (la prosa avvincente e mai banale, la risoluzione tematica perlopiù azzeccata e il forte simbolismo) non mancheranno di catturarvi.
…con qualche deviazione
Ciò detto, la novella non è immune da problematiche.
La più grande è senza dubbio la classificazione di genere: la pagina dell’editore la etichetta come “fantascienza” e per di più nella collana “Dystopica”, eppure non ci sono elementi fantascientifici né distopici nella storia, che per la maggior parte si svolge negli ambienti surreali e oltremondani dell’inconscio collettivo. Ci è sembrato più un fantasy contemporaneo, un weird o addirittura un retelling moderno del mito Orfeo ed Euridice, ma forse per ragioni di marketing presentarlo come tale non risuona con il tipico pubblico a cui la casa editrice punta.
L’elemento “fantascientifico” (o weird, o sovrannaturale, non è ben definito) fa solo da cornice al rapporto fra i due personaggi. L’intento dell’autore è chiaramente quello di mettere su pagina un certo numero di tematiche, ma ci aspettavamo qualcosa di più sostanzioso sul fronte fantascientifico e più focus sull’elemento della coscienza collettiva che viene invocato solo di passaggio.
La seconda è puramente soggettiva e per alcuni lettori potrà essere addirittura un pregio: l’autore fa un uso molto sapiente di analogie, metafore, descrizioni e simboli per ornare una trama fondamentalmente scarna, il cui vero sviluppo si riassume in un confronto tra i due protagonisti. Gli eventi importanti sono tutti nel passato, e al presente è lasciato molto meno spazio. Il protagonista compie una crescita interiore puramente riflessiva, e l’unica scelta che è davvero chiamato a compiere è proprio sul finale.
Non siamo sicuri di aver colto tutte le metafore (ad esempio, cosa simboleggiavano le aragoste?) ma il bello della letteratura è che ognuno può cogliere i propri significati e Questo continuo scavare sembra un libro che si presta molto a interpretazioni libere.
Parliamo delle tematiche
Questo continuo scavare è prima di tutto una novella introspettiva e psicologica, carica di simboli, allegorie e significati che dietro l’onirico suggeriscono tensioni ben più grandi di un rapporto incrinato. Dal lutto al raccogliere le macerie di una relazione ormai distrutta, dalla fuga dalle responsabilità al patriarcato, i temi di questa storia sono i veri personaggi secondari (talvolta addirittura incarnati negli elementi che Fen e Alex incontrano) e li mettono costantemente di fronte alle proprie mancanze.
Purtroppo però non tutte queste tematiche vengono approfondite del tutto; ad esempio il conflitto interiore di Alex con la sua identità di padre non viene davvero risolto: la storia si conclude senza che abbia portato a compimento una riflessione o una decisione sul suo ruolo paterno (passato o futuro). Il lutto che accomuna i due personaggi, inoltre, è un trauma troppo grosso per essere risolto in una vicenda così breve, e non è chiaro come Alex e Fen riescano a superare questo peso condiviso.
Una tematica che ci è particolarmente vicina (ed è quanto mai attuale) è quella della nostalgia e del lutto verso il futuro che poteva essere e in questo libro, soprattutto nel rapporto fra i due protagonisti, si sente molto.
Per concludere…
Questa novella fa al caso vostro se cercate un Murakami o un Paprika italiano con la testa sulle spalle, che mette un significato reale dietro a ciascuno dei simboli che introduce e non lascia nulla al caso. Se invece preferite altri tipi di fantascienza, Questo continuo scavare potrebbe non lasciarvi davvero soddisfatti. A causa dei temi, sconsigliamo di avvicinarvi a questa storia se state attraversando un periodo emotivamente difficile.
Se volete sapere di più su M. Maponi, sulla sua visione creativa e sulle sue prossime uscite, non perdetevi la nostra intervista nel prossimo numero della Chimera, in uscita a fine maggio!
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da Mab | Apr 24, 2025 | Consigli di scrittura, Fantasy, Recensioni
Oggi parliamo di Cronache dei mondi connessi, di Alessandro Bolzani. Ringrazio con tutto il cuore l’autore e PAV edizioni per avermi fornito una copia digitale del romanzo. Ci troviamo davanti a un portal fantasy, quel sottogenere del fantasy in cui in cui i personaggi viaggiano dalla loro realtà a un mondo diverso attraverso un portale. Purtroppo è un genere un po’ bistrattato, ma sono convinta che l’autore abbia fatto un ottimo lavoro.
Faccio una piccola premessa prima di iniziare la recensione: il romanzo è un po’ fuori dal target che trattiamo di solito. Nonostante sia indicata come età di riferimento la fascia da 15 anni in su, io trovo che sia più adatto a ragazzi più piccoli, magari dai 10-11 anni. Penso che se lo avessi letto a quell’età l’avrei sicuramente adorato e l’ho trovato proprio indirizzato a un pubblico più giovane.
Fatte le dovute premesse iniziamo con la recensione!
La trama in breve
Il protagonista è Giacomo, un ragazzo di 16 anni che, dopo il divorzio dei suoi genitori, è costretto a traslocare da Milano a un paesino della provincia, Quercia Alta. Come potete immaginare il trasloco non è facile e Giacomo si ritrova in una scuola nuova, senza amici, circondato da persone che non conosce. Affrontare il divorzio è per lui molto difficile, anche perché il nostro protagonista è consapevole del tradimento che ha portato i suoi genitori a separarsi.
Il grande parco di Quercia Alta diventa un rifugio per Giacomo, che ha anche l’occasione di conoscere l’anziano guardiano Erminio, con cui stringe subito una solida amicizia.
La trama prende una svolta inaspettata quando, all’interno del parco, Giacomo si imbatte in una creatura magica: un unicorno in grado di emettere luce. E questa creatura è proprio la stessa che Giacomo ha visto in un sogno poco prima di arrivare a Quercia Alta.
Un portal fantasy con i fiocchi
Vi avevo anticipato che questo libro è un portal fantasy, e adesso vi spiego perché.
I parchi, infatti, sono un elemento molto importante in questo romanzo e fungono da portali verso altri mondi. Il nostro protagonista Giacomo scopre molto presto di avere le potenzialità per diventare un guardiano dei parchi, grazie alla sua capacità di vedere le creature magiche.
I guardiani dei parchi sono persone speciali che si occupano di proteggere i portali e gestire gli incontri fra le creature magiche e gli esseri umani. Ovviamente gli esseri umani non sanno e non devono sapere dell’esistenza delle creature magiche! Inoltre, i guardiani dei parchi sanno spesso utilizzare la magia. Giacomo è subito affascinato da questa nuova realtà e decide di diventare un guardiano dei parchi, unendosi all’Ordine dei Guardiani.
Come dicevo, penso che il portal fantasy sia un genere un po’ bistrattato, però credo che Alessandro Bolzani sia riuscito a fare un bel lavoro, dedicando molti capitoli del libro a presentarci i diversi personaggi che arrivano dalle dimensioni del multiverso. In alcuni capitoli, invece, il nostro protagonista si avventura in alcune di queste dimensioni, che ho trovato molto interessanti e fantasiose. L’autore è stato bravissimo a evocare il sense of wonder, utilizzando alcuni dei tropi più comuni nel fantasy, come gli elfi, e rivisitandoli.
Anche il finale rimane sorprendente rispetto ai canoni del portal fantasy: Giacomo infatti non abbandona la sua dimensione del tutto, ma decide di rimanere per risolvere i problemi familiari che lo hanno portato a Quercia Alta.
L’addestramento
La prima parte del libro è dedicata all’addestramento di Giacomo e ci permette di conoscere meglio l’Ordine dei Guardiani, la magia e i vari ospiti che fanno visita al parco. Alcuni degli ospiti sono molto bizzarri ed è anche per questo che trovo che il libro sia più adatto a un pubblico giovane. D’altra parte è stato molto divertente leggere di tutti i personaggi che varcavano il portale: in ogni capitolo ce n’era uno diverso e non sapevo che cosa aspettarmi.
Inoltre ci sono diverse sequenze di addestramento in cui Erminio insegna a Giacomo a utilizzare la magia e a tirare fuori la sua arma. Questa è la mia opinione personale, ma io non sono affatto una fan delle sequenze di addestramento. Se a voi piace questo trope, vi dico che andate sul sicuro. Io ho trovato questa parte un po’ lenta, e forse avrei preferito che ci fossero meno sequenze di addestramento.
La trama si movimenta
A un certo punto Giacomo si ritrova da solo a dover gestire il suo ruolo di guardiano del parco di Quercia Alta. E da qui la storia inizia a movimentarsi per davvero, anche perché veniamo a sapere che ci sono delle fughe dalla prigione di massima sicurezza, omicidi, rapimenti… Insomma, proprio quando Giacomo rimane da solo iniziano a succedere cose strane un po’ in tutto il multiverso.
Spoiler
Se Giacomo si ritrova con questa enorme responsabilità sulle spalle, è perché Erminio, l’anziano guardiano del parco di Quercia Alta, rimane ucciso in uno scontro con una creatura magica. Ammetto che non mi aspettavo la morte del mentore! Anche perché Giacomo, in questo punto della storia, ha ancora tantissimo da imparare. Comunque, posso assicurarvi che se la caverà.
Ad aiutarlo vengono inviati altri tre guardiani: la mia opinione è che questi tre personaggi inizialmente fossero un po’ anonimi, che mancassero di caratterizzazione. Da una parte ho notato lo sforzo dell’autore per renderli vivi, dall’altra non mi hanno colpita in maniera particolare e non è stato facile legarmi a loro. Arrivata a questo punto della storia, ero già molto legata al protagonista Giacomo. Con il passare dei capitoli sono riuscita a empatizzare anche con i tre nuovi guardiani.
Qualche nota sullo stile e conclusioni
La struttura del romanzo è ben organizzata e lo stile mi è piaciuto molto: Alessandro Bolzani scrive davvero bene e questa cosa l’ho apprezzata tantissimo! Infatti, i capitoli scorrono che è un piacere e ho letto il libro in meno di una settimana, nonostante sia abbastanza lungo: più di cinquecento pagine!
Per concludere, è un ottimo libro che consiglierei a un pubblico più giovane, ma che è adatto a tutte le età. Voi l’avete letto?
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da Mab | Mar 19, 2025 | Recensioni, Dark Fantasy, Fantasy, Urban Fantasy
Quando sei tra i corvi è il primo libro della nuova saga di Veronica Roth. Ammetto che quando l’ho iniziato non mi ero resa conto che l’autrice fosse la stessa della saga di Divergent. Nonostante non avessi particolarmente apprezzato Divergent, ai tempi, ho deciso di dargli comunque un’opportunità. E sono stata molto felice di averlo fatto, perché il libro mi è piaciuto davvero tanto.
Vi avverto che il romanzo presenta molte scene forti e crude. Ci sono un paio di scene che ho quasi saltato, perché troppo violente per me. Questo è un libro per stomaci forti.
Iniziamo con la recensione!
Un urban fantasy con una premessa originale
Quando sei tra i corvi è un urban fantasy che pesca a piene mani dal folklore slavo, in particolare da quello polacco.
Ora, ammetto di non conoscere molto bene la mitologia e il folklore slavo, quindi non posso dire quanto sia accurata questa rappresentazione, ma l’ho trovato comunque molto interessante.
La storia è ambientata ai giorni nostri negli Stati Uniti, nella città di Chicago.
Ammetto che all’inizio vedere queste creature che vivono in un contesto urbano, soprattutto negli Stati Uniti, è stato un po’ straniante. Anche perché mi aspettavo un’ambientazione completamente diversa. Mi aspettavo che il libro fosse ambientato nell’est Europa, magari proprio in Polonia. Specifico che ho comprato il libro praticamente a scatola chiusa, quindi non sapevo quasi nulla di ambientazione, storia e personaggi. Ma chissà che cosa ci riserveranno i prossimi libri: magari i personaggi si sposteranno ed esploreremo anche ambientazioni diverse!
D’altra parte, l’autrice ha giocato con l’ambientazione in modo intrigante. Sono infatti presenti molte creature ispirate al folklore slavo e una caratteristica importante è che tutte si cibano di diverse emozioni umane. Per fare qualche esempio, troviamo strzygi, zmory, rusalki, lešie.
Dato che queste creature si sono adattate al contesto urbano, hanno trovato dei modi per sopravvivere e nutrirsi, nascoste agli occhi degli umani. Le diverse famiglie portano avanti attività che gli permettono di nutrirsi delle emozioni negative. Per fare un esempio, la potente famiglia di strzygi, creature che si nutrono di rabbia, manda avanti un centro di combattimenti clandestini in cui è semplice raccogliere questa emozione e nutrirsi.
Protagonisti legati dal destino
Quando sei tra i corvi segue le vicende di due protagonisti principali.
Il primo si chiama Dymitr ed è un cavaliere dell’Ordine. La sua famiglia appartiene a una stirpe che sacrifica la propria anima per poter uccidere i mostri. Ma la sua missione adesso è diversa ed è molto più rischiosa: Dymitr è determinato a trovare la Baba Jaga. Anche chi non è appassionato di folklore slavo conoscerà la figura della Baba Jaga: in questo libro è ritratta come la più potente delle streghe e ha una posizione di grande potere nel sottobosco di creature magiche a Chicago.
La seconda protagonista si chiama Ala e invece è una zmora: una creatura che si ciba della paura degli umani.
La sua famiglia è afflitta da una maledizione che le sta rovinando la vita, momento dopo momento, e che ha ucciso prima la cugina e poi la madre. Dymitr e Ala si ritrovano a collaborare. Infatti Dymitr offre una cura ad Ala in cambio del suo aiuto per trovare la Baba Jaga.
Un altro dei personaggi principali è Niko, un rarissimo strzyga (di solito le strzyga sono solamente donne) che si nutre di rabbia. In particolare mi è piaciuto molto il rapporto fra Niko e Dymitr. Dato che la vicenda si sviluppa nel corso di 36 ore, naturalmente non è poi così approfondito, ma getta le basi per qualcosa di interessante e sono sicura che nei prossimi libri vedremo di più.
Il dolore: un tema che riaffiora in tutto il libro
Uno dei temi ricorrenti in questo romanzo è quello del dolore: ogni personaggio Infatti ha un rapporto diverso con il dolore. Per Dymitr il dolore è penitenza: lo utilizza come un modo per punirsi e anche per espiare le sue colpe. Il suo rapporto con il dolore è a tratti disturbante. Un altro tema importante è quello del rimpianto e di come le scelte che facciamo influenzano la nostra vita in modi che rimpiangiamo.
Il libro, pur essendo così corto, riesce a esplorare tutti questi temi in maniera eccellente.
Per concludere…
Sicuramente questo libro soffre il fatto di essere molto corto. Essendo pensato per essere una novella, sono circa 150 pagine e io l’ho letto in due giorni. Per me avrebbe giovato di qualche capitolo in più, anche solo per approfondire un pochino la psicologia dei personaggi, le loro motivazioni o anche solo qualche aspetto del worldbuilding.
Nonostante tutto, io ve lo consiglio! Voi l’avete letto?
da Mab | Feb 19, 2025 | Recensioni, Fantasy
Un affare per orecchie a punta è un fantasy noir edito Lumien, dell’autore M. Maponi. L’ho letto a dicembre dopo averlo comprato a Più Libri Più Liberi, fiera dell’editoria indipendente di Roma. Seguivo l’autore sui social e lo conoscevo come fondatore della rivista letteraria Alkalina, quindi ero molto interessata a leggere finalmente qualcosa di suo. Iniziamo con la recensione!
Fantasy e noir, una commistione di generi
Trovare una commistione di questi due generi non è molto comune nel panorama fantasy italiano.
Il romanzo mischia atmosfere ispirate gli anni di piombo, ma anche alla rivoluzione industriale e agli anni Venti, a quelle tipiche del fantasy classico. Nella città sporca e fumosa di Virmgrado troviamo le classiche razze del fantasy come elfi, orchi e goblin, ma anche razze che di solito hanno meno attenzione, come le ninfe e i drow.
Già dalle prime pagine capiamo che l’anima di questo romanzo non è quella del fantasy, ma è molto di più quella del noir, o hard boiled. L’elemento fantasy, infatti, non è poi così tanto approfondito.
Ho apprezzato che l’autore abbia cercato di dare una caratterizzazione diversa a tutte le razze fantasy presenti, e da un lato capisco benissimo l’intenzione di sovvertire i soliti tropi che — diciamocelo — ormai hanno stancato. D’altra parte forse mi aspettavo che ci fosse più fantasy e soprattutto più magia: andrò dritta al punto, in questo libro non c’è magia. Se vi aspettate un fantasy ricco di magia che sfida la sospensione dell’incredulità, questo libro potrebbe non essere la lettura che fa per voi: in quel caso, vi consiglio Per Aspera Ad Astra, sempre del catalogo Lumien, che abbiamo recensito qua.
Se invece cercate qualcosa di crudo, realistico, sporco e politico, proprio come lo definisce l’autore, forse siete nel posto giusto.
Tematiche molto attuali
Se l’elemento fantasy non è poi così approfondito, l’autore spinge molto sui temi della discriminazione, della coscienza di classe e della lotta operaia, della corruzione, del razzismo. Sono temi che anche a me interessano molto e che non è poi così comune trovare in un fantasy, soprattutto nel panorama del fantastico italiano. Si sente proprio che sono temi che stanno a cuore all’autore e vengono sviscerati a dovere.
Nonostante nel fantasy classico sia comune il concetto di razza, non ci si ferma spesso ad approfondire la tematica del razzismo. Un affare per orecchie a punta, invece, tenta un approccio più consapevole, mirato a rovesciare gli stereotipi più datati del fantasy.
Virmgrado è una città corrotta, lo capiamo subito, e corrotti lo sono anche i suoi personaggi, che hanno lati oscuri ma anche i loro pregi, e non c’è una vera e proprio differenza fra protagonisti e antagonisti. Troviamo personaggi complessi, sfaccettati, a partire dal protagonista: Mannekin Hanter è un mezzo orco e mezzo goblin, e ha vissuto sulla sua pelle le discriminazioni razziali; allo stesso tempo, anche lui ha pregiudizi sulle altre razze, seppure in maniera inconscia. Inoltre, agisce da una posizione di privilegio, e questo causa un conflitto interno molto forte.
Un caso complesso da risolvere
Il nostro protagonista, Mannekin, è un ispettore che viene coinvolto in un caso di suicidio.
Faccio l’avvocato del diavolo: si insiste tantissimo sul fatto che la vittima non si è uccisa. Il protagonista ha questa intuizione soprattutto perché la stanza della vittima è perfettamente in ordine e non c’è nulla fuori posto. Questa ovviamente è una considerazione personale, ma credo che sarebbe servito un indizio più forte per far partire le indagini.
La stanza perfettamente in ordine non è l’unico dettaglio che stona nella scena del crimine: di sospetto c’è anche una pila di volumi che predicano la supremazia razziale degli elfidi. Quando il ritrovamento di un taccuino pieno di appunti contabili ricollega la vittima al compagno impiegato nelle industrie, il caso si rivela più intricato di quello che sembrava e trascina Mannekin nelle viscere di Virmgrado.
Conclusione
Libro promosso!
Un affare per orecchie a punta è un libro pensato bene e scritto bene. Lo stile di scrittura è molto maturo, mi è piaciuto; in generale ho trovato il libro davvero ben scritto, scorrevole, e mi ha colpito molto.
Lo consiglierei assolutamente a chi ama il noir e i gialli, e in secondo luogo a chi ama il fantasy. Leggerò sicuramente i prossimi libri dell’autore. Voi l’avete letto?
da Mab | Set 18, 2024 | Recensioni, Fantascienza
Stelle Meccaniche è un libro di fantascienza della scrittrice e giornalista italiana Alessia Principe. Allo scorso Salone del Libro mi sono fermata allo stand di Moscabianca e Stelle Meccaniche mi ha incuriosita.
Il libro prometteva un worldbuilding articolato, dalle tinte post-apocalittiche, e ho deciso di acquistarlo un po’ perché la quarta di copertina mi aveva intrigata tantissimo e un po’ per provare un libro di fantascienza italiana. Avendo letto e recensito qualche fantasy italiano, volevo buttarmi anche sullo sci-fi.
Sono partita in quarta, ma purtroppo le mie aspettative sono state deluse. E adesso vi spiego perché.
Il libro
Stelle Meccaniche è stato pubblicato a inizio 2023 dalla casa editrice Moscabianca e ci trascina in una Terra in cui il sole si è spento. Dopo l’implosione della stella artificiale Meti, che prometteva energia eterna, il mondo per come lo conosciamo ha smesso di esistere.
Anche il tempo è cambiato, infatti la narrazione è piuttosto frammentata e l’autrice ci racconta la storia attraverso flashback e flashforward. Una storia costruita su più livelli, insomma. Stelle Meccaniche non è un libro semplice e richiede molta concentrazione durante la lettura. Un aspetto sicuramente apprezzabile!
In questo mondo post-apocalittico, i protagonisti sono tanti: Giosuè e Tito, che aspettano di ricevere un trapianto; Miriam, che sembra avere un Talento speciale; i pescatori entropici di Resti che si avventurano nella volta celeste.
Un worldbuilding che si arrotola su se stesso
Il worldbuilding all’apparenza è intricato e affascinante. Purtroppo, però, non viene spiegato quasi nulla e sono arrivata alla fine della lettura con più domande che risposte.
Sono passati due secoli dall’implosione di Meti e nessuno ricorda l’aspetto del sole. Ciò che rimane dell’umanità è in mano agli Arcolai. La fonte di energia principale è costituita da frammenti di ricordi, detti Resti, che galleggiano nella volta celeste.
Le cose importanti non finiscono qui. In questa realtà distopica le persone sono carne da macello pronte per essere rottamate. I più privilegiati hanno la possibilità di ricevere trapianti di organi e arti, mentre gli altri devono accontentarsi di organi e arti artificiali, fino a quando non resta nulla di loro.
In generale non ho capito molto sulla società in cui vivono i protagonisti. Non ci viene spiegato nulla sugli Arcolai — chi sono, come sono arrivati al potere, ecc. — e nemmeno sui Resti. Come viene estratta l’energia da questi resti? Perché in duecento anni non è stato trovato un altro modo per produrre energia?
Cosa mi è piaciuto
Lo stile di scrittura mi è piaciuto e penso si sposi appieno con la storia che l’autrice vuole raccontare, anche se ogni tanto si perde in liricismi che appesantiscono un po’ la narrazione. Inoltre, ho apprezzato molto i dialoghi: in generale sono ben costruiti e ogni personaggio ha la propria voce ben distinta, soprattutto Tito.
L’idea della stella artificiale è fantastica ed è il motivo principale per cui ho scelto di leggere questo libro. Davvero, mi piaceva tantissimo la premessa di un mondo post-apocalittico in cui il sole si è spento ed è stato sostituito da una stella artificiale.
Cosa mi ha lasciata perplessa
Ci sono tante cose che mi hanno lasciata perplessa. Questo paragrafo sarà lungo, vi avverto.
Ad esempio, il fatto che le persone vengano usate come pezzi di ricambio. Fatico a trovarne il senso nel momento in cui c’è la possibilità di ricevere arti e organi artificiali. Se c’è la tecnologia per costruirne di artificiali, perché “rottamare” le persone meno privilegiate? Non viene mai spiegato o fatto intuire il motivo per cui ci sia un bisogno così grande di organi e arti. Mi è sembrata solo una cattiveria inutile.
Un dettaglio che mi ha turbata. TW: contenuti sensibili
C’è un paragrafo in cui viene raccontato cosa succede nelle colonie. È lì che vengono mandate le persone indesiderate, da quanto ho capito. Nelle colonie vengono private dei cinque sensi e lasciate a vagare senza meta. Non nascondo di esserne rimasta molto turbata leggendo questo dettaglio.
Parliamo poi dei Talenti, un altro aspetto che non ho capito appieno. I bambini possono avere dei Talenti, anche se non viene mai davvero spiegato cosa sono e perché sono così importanti. Chi ha un talento ha un grandissimo privilegio perché non verrà mai rottamato e vivrà una vita nella zona più ricca della città. I ragazzi, quindi, vengono regolarmente sottoposti a delle prove per cercare di far emergere questi Talenti.
La parte finale, diciamo l’ultimo terzo del libro, mi è sembrato molto confusa, soprattutto per l’espediente narrativo dei flashback e flash forward che rendono lo svolgimento della trama ancora più febbrile. E il finale arriva troppo in fretta.
Spoiler del finale
Alla fine il protagonista Giosuè si risveglia dopo l’operazione e sembra che tutto quello che ha passato, le conversazioni con Tito, l’attesa in ospedale… fosse solo frutto della sua mente. Nel frattempo i due pescatori di Resti, di cui ci viene raccontata la storia in qualche capitolo, riescono in qualche modo a riaccendere il sole, e ancora non ho ben capito cosa sia successo.
Per concludere…
Tante belle idee, un’esecuzione molto confusa. Il finale in particolare è stata una grande delusione. Nonostante questo, penso che leggerei altro di questa autrice, perché il suo modo di scrivere mi è piaciuto molto e ha sicuramente delle idee molto originali.
Voi conoscevate Stelle Meccaniche? L’avete letto?