Ben ritrovati alla nostra rubrica Metodi Creativi, dove oggi approfondiremo alcune delle differenze, pregi e difficoltà del pianificare o dell’improvvisare durante la scrittura di una storia.
In tutte le discipline, siano esse artistiche, tecniche o accademiche, sono sempre esistite e continueranno a esistere varie fazioni, ciascuna con punti di vista radicalmente diversi e spesso inconciliabili riguardo i metodi ideali per operare al meglio all’interno di quella disciplina. Nel caso della scrittura, la divisione più nota è quella tra pianificatori (detti anche architetti) e improvvisatori (detti anche giardinieri).
Noi di Novilunio abbiamo opinioni molto forti in merito a ciascun lato di quest’eterna trincea, ma in quest’articolo non intendiamo argomentare a favore di nessuno dei due; o meglio: intendiamo argomentare a favore di entrambi. Crediamo infatti che questi due metodi non siano mutuamente esclusivi, e che anzi possano essere usati entrambi a seconda delle necessità e degli obiettivi dell’opera (e dell’autore!). Non si tratta dunque di quale dei due usare, ma quando e perché.
Ecco i nostri spunti su come capire quale metodo fa al caso vostro.
Pianificare: la medicina amara
Per “pianificare” si intende l’attività (tanto organizzativa quanto creativa) che precede la scrittura vera e propria. L’autore si concentra sui momenti salienti della storia, sui dettagli dell’ambientazione, sui temi da includere nell’opera e sulla struttura della stessa (divisione in capitoli, Viaggio dell’Eroe, Kishotenketsu, etc). Notoriamente un’attività laboriosa e meno gratificante della scrittura vera e propria, molti autori dedicano alla pianificazione un ruolo secondario o nullo. In alcuni casi, però, può rivelarsi cruciale:
- I capitoli maledetti – Vi è sicuramente capitato di avere tra le mani un capitolo… rognoso, che riscrivete più e più volte senza però mai essere soddisfatti. In questo caso un pizzico di pianificazione può sciogliere il nodo: quali sono gli eventi fondamentali che devono avere luogo? Con quali personaggi devono interagire i protagonisti? Quali informazioni devono essere trasmesse al lettore, e quali da un personaggio all’altro? Chiarire questi punti prima di riscrivere quel dannato capitolo vi semplificherà la vita.
- Il finale – Molte storie vanno avanti ben oltre la loro scadenza perché l’autore continua a scrivere seguendo i personaggi, senza riuscire a chiudere le fila della trama in modo soddisfacente. Se vi siete ritrovati in questa situazione, concedersi un momento per studiare come portare a termine l’opera può essere la carta risolutiva; abbiamo scritto un articolo che approfondisce questi aspetti.
- I picchi di tensione – Un buon picco di tensione colpisce tanto forte quanto le fondamenta su cui poggia. Generalmente, i picchi di tensione improvvisati dirottano una storia, mentre quelli costruiti con cura la esaltano. L’esempio più notevole è quello dei film western: la gran parte della storia ci fa vivere con i personaggi e i loro conflitti, e il duello finale consiste in un breve scontro a fuoco nel quale si concentra tutta la tensione accumulata.
- Le congiunture – Punti di vista che si prima si alternano e poi si incontrano, archi narrativi che combaciano, linee temporali e universi paralleli: se intendete scrivere storie con elementi del genere, assicuratevi che ogni tassello del puzzle sia dove deve essere prima di accorgervi che manca qualcosa!
- I colpi di scena – Un colpo di scena che si rispetti non avviene in un momento qualunque: esso deve seguire particolari aspettative create nel lettore, prima di spiazzarle. Sapere in anticipo a che punto della storia far avvenire il colpo di scena e avere in mente quali aspettative andrà a sovvertire sono elementi cruciali che vi assicureranno di restare al sicuro dalla Sindrome di Moffat!
Improvvisare: sulle onde del cuore
Per “improvvisare” si intende invece quasi l’opposto della pianificazione: seguire i personaggi e l’ispirazione, soffermarsi su questo arco narrativo o su quella riflessione del personaggio, esplorare luoghi e interazioni nuove. Chi improvvisa “scopre” la storia e i personaggi man mano che la scrittura procede. Tutti improvvisiamo, chi più e chi meno, ma non è facile capire quando lasciarsi trasportare dall’immaginazione è più efficace:
- Caratterizzazione dei personaggi – Il legame che i lettori creano coi personaggi è uno dei più forti che una storia può instaurare, e questo non può esistere senza che l’autore stesso interagisca a sufficienza con questi ultimi. Immedesimarsi davvero negli attori delle nostre storie è una parte impossibile da pianificare: com’è possibile, dopotutto, prevedere ogni reazione di ciascun personaggio a determinate situazioni senza essere di fronte a esse e vedersi costretti a rispondere alla domanda: “cosa farei/direi se fossi in låi adesso?”
- Dialoghi – Legato al punto sopra; i dialoghi richiedono spontaneità e familiarità, ma anche un contatto col contesto della scena. Pianificare un dialogo significa pensarlo avulso dai sentimenti e dagli eventi del momento, separato dallo stato mentale in cui i personaggi si trovano mentre si trasmettono le proprie idee e reazioni.
- I colpi di scena (per esperti!) – Talvolta sovvertire le aspettative del lettore comporta il sovvertire anche le proprie! Nuovi archi narrativi che nascono inaspettatamente, nuovi personaggi che si impongono sulla pagina e richiedono ogni attenzione; gli esempi sono innumerevoli. Sempre con la necessaria cautela di non perdere di vista la vera storia che volete raccontare!
Se tra i nostri lettori abbiamo scrittori che si definiscono pianificatori o improvvisatori, vi invitiamo a seppellire l’ascia di guerra per l’anno a venire. La “faida” tra queste due fazioni non avrà mai fine, poiché nessuno dei due lati riuscirà mai a imporre la propria superiorità o a persuadere l’altro ad abbandonare la sua strada, né l’esito sarà diverso da un mutuo arroccamento sulle proprie posizioni (con conseguente rifiuto categorico di quelle altrui).
Non solo: questi due metodi, all’apparenza diametricamente opposti, sono in realtà la stessa cosa! In entrambi, gli autori esplorano la storia nella sua interezza prima di scriverne la versione finale; la differenza è che i pianificatori lo fanno attraverso scalette e schemi e i giardinieri attraverso la “prima bozza”, la quale verrà poi riscritta in revisione.
Dunque, forse è giunto il momento di indossare gli abiti dell’altro lato e provare a capire come possiamo usare metodi diversi dal nostro per arricchire le nostre storie. Che siate architetti o giardinieri, lasciate nei commenti le vostre esperienze di navigate in nuove acque!
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Immagine di copertina a cura di Congerdesign via Pixabay (modificata).
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