Quando ho preso tra le mani Yaga! ero esitante. Mi convinceva la premessa narrativa e il volume pareva più che curato, ma il mio rapporto passato con i librigame era traumatico. Ore passate a leggere, segnare statistiche, lanciare dadi e prendere scelte difficili, per poi cadere in un trappolone, venire immediatamente ucciso ed essere riaccompagnato all’inizio del libro. Era quindi questa l’occasione per vincere un’esperienza traumatica, o il focolare della mia furia contro i librigame si sarebbe invece riattizzato?
Yaga! è scritto da Gabriele Simionato e edito da Aristea. Nelle prime pagine del libro, la strega Baba Yaga e le sue due sorelle sono impegnate in un rituale per decidere chi di loro sarà la prossima streganera. La cerimonia viene però interrotta e il lettore-giocatore si trova catapultato prima in una concitata sequenza di fuga, poi in un lungo viaggio attraverso la Russia meridionale. Lanciando dadi e risolvendo enigmi, saremo quindi noi a guidare Baba Yaga mentre affronta/collabora con le sorelle, combatte potenti avversari e sfugge a buffi inghippi.
Il Libro
La premessa stuzzica subito: “tu sei Baba Yaga”. Diverte l’idea di potersi calare nei panni di una figura folcloristica, ancora di più quando si tratta di una famosa e famigerata strega. Ed è un concetto che viene adeguatamente sviluppato: le scelte permettono al lettore di essere perfido così come gentile, senza che il personaggio perda mai coerenza per via della sua natura contraddittoria.
La narrazione è semplice, fiabesca, con occasionali momenti più cupi. Questo approccio si riflette anche nelle ambientazioni, le quali vanno da un giardino di piante magiche sorvegliato da zombie a un complesso di grotte di ghiaccio che fanno da prigione a una schiera di mostri (con relativo puzzle). Anche se non mancano cornici più semplici e mondane.
I miei momenti preferiti sono stati i flashback relativi al passato di Yaga, in cui venivano raggiunte piacevoli note malinconiche. Tra l’altro, si tratta di passaggi opzionali che possono essere sbloccati solo con specifici oggetti che richiedono particolare attenzione da parte del lettore per poter essere ottenuti. Si tratta quindi di una vera e propria ricompensa narrativa legata alla componente ludica dell’opera, il che calza a pennello.
Sul lato narrativo, la mia principale nota negativa riguarda il finale. Innanzitutto, ho trovato il colpo di scena in contraddizione con le azioni di un paio di personaggi. Inoltre, non ho vissuto durante la sequenza finale la stessa tensione che avevo sperimentato durante le sequenze più suggestive del libro. Mi è piaciuta l’idea di “bloccare” alcuni finali dietro l’ottenimento di uno specifico oggetto (che tra l’altro comporta una serie di ragionamenti tutt’altro che banali), ma la sezione conclusiva è così rapida che l’ho trovata anticlimatica.
Il Gioco
Il volume presenta una serie di trovate interessanti per un librogame. Innanzitutto, l’esplorazione della colorata mappa è “open world” (più o meno); da un certo punto in poi è infatti possibile spostarsi liberamente da una location all’altra a bordo dell’iconica casa zampata, Izba. A ogni ambientazione corrisponde un segmento della narrativa, si ha quindi una dose di libero arbitrio sull’ordine in cui affrontare gli ostacoli che propone la storia. Ogni spostamento però comporta bruciare carbone, una risorsa molta preziosa; è quindi a volte necessario decidere se vale la pena tornare in una location già visitata nella speranza di scoprire qualcosa di nuovo.
Un’altra meccanica interessante riguarda l’immortalità di Baba Yaga. Se la strega muore, invece di essere sottoposti a un immediato game over, questa semplicemente si rigenera dal forno di Izba consumando del carbone. Ho apprezzato molto questa aggiunta perché si tratta di un modo tematicamente orientato per dare un po’ di margine d’errore al lettore. Yaga ha però alcune mortali debolezze che ne comportano la morte immediata e definitiva; in particolar modo, bisogna evitare l’acqua. Sono così presenti tutta una serie di trappole che hanno lo scopo di resettare tutti i progressi nella storia. Questi vanno da momenti in cui potevo solo dire “touché” ad altri che invece ho trovato un po’ dei colpi bassi, per quanto a posteriori fosse possibile discernere il ragionamento che avrei dovuto compiere. Mi è però dispiaciuto che non mi sia mai capitato di fallire il gioco perché avevo finito il carbone, mentre invece mi è cambiato diverse volte (mi vergogno a dire quante) di incontrare un game over immediato e senza appello. Proprio perché sono presenti una serie di risorse preziose e consumabili, vi era più di un’occasione in cui si potevano intaccare queste, piuttosto che inserire dei fallimenti immediati che a mio avviso spezzano l’immersione. A ogni modo, questo è un problema che appartiene da sempre ai librigame, ma in questo caso mi dispiace perché c’erano le condizioni per distaccarsene e ciò non avviene del tutto.
Tranelli a parte, nel complesso ho trovato la difficoltà del gioco più che ragionevole. I tiri di dado sono ben bilanciati e sono comunque presenti più modi per mitigare una sfortuna non troppo nera. Inoltre, la presenza di più finali lascia libertà al giocatore nello scegliere se lanciarsi in situazioni pericolose che potrebbero però celare ricompense narrative.
Conclusione
Per tirare le somme, Yaga! mi è piaciuto molto. Nei suoi momenti migliori mi ha tenuto incollato alle pagine mentre mi scervellavo per superare catene di scelte particolarmente insidiose. Al tempo stesso, la parte narrativa era originale e curata, al punto che avrebbe anche potuto essere un libro per ragazzini senza la parte “game”.
In più momenti ho trovato toccante il viaggio emotivo della protagonista, i suoi ricordi e le sue prospettive. Inoltre, vi sono state più occasioni in cui la costruzione della scena era così curata che mi sono sentito effettivamente all’interno di una fiaba oscura.
Se volete il mio parere sull’acquisto o meno, consiglio questo volume a tutti i fan dei librigame e a chi può apprezzare una storia semplice con tinte dark.
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Foto di copertina a cura di Gabriel Kraus via Unsplash.
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