Intervista a Daniela Piegai: “Le ingiustizie sono praticamente uguali in tutte le epoche, ma le soluzioni cambiano a seconda delle epoche”

da | Giu 4, 2025 | Consigli di scrittura, Approfondimenti, Ispirazioni

Questa intervista fa riferimento alla recensione del romanzo di fantascienza Le Fortezze dell’Alba, da noi letto e recensito nel mese di Maggio. Le domande sono a cura di Clockwork e Ximon.

Nelle nostre avventure attraverso i panorami della fantascienza italiana, ci siamo imbattuti in un curioso caso editoriale: Le Fortezze dell’Alba, pubblicato da Delos Digital nel 2024, è infatti scritto da Daniela Piegai, autrice che negli anni ‘80 contribuì con il già noto (a oggi defunto) Lino Aldani col romanzo Nel Segno della Luna Bianca. L’introduzione stessa (a cura di Laura Coci) conferma che Le Fortezze dell’Alba è rimasto nel cassetto per quasi quarant’anni, per poi trovare una cruciale pubblicazione solo in questo decennio.

La profondità del romanzo e la simbologia di cui abbiamo discusso nella precedente recensione ci hanno spinto a contattare Daniela Piegai per alcune domande sulle possibili interpretazioni e allegorie che abbiamo individuato.


C: Il tema della rivoluzione, ma più in generale della rivolta, è uno dei più diffusi nel genere della fantascienza e soprattutto nel sottogenere della distopia. Eppure nelle Fortezze dell’Alba viene raccontato ed esplorato con un’accuratezza e un realismo tale da farci pensare che tu abbia partecipato in prima persona a simili istanze di lotta sociale. Quanto di questa storia è ispirato da tali esperienze, e cosa consiglieresti a chi oggi vuole trattare gli stessi temi da vicino?

DP: Da ragazzi, si avverte molto chiaramente l’ingiustizia che c’è in giro, ma non abbiamo ancora gli strumenti per discuterne in maniera razionale, e tutto rimane confinato nelle sensazioni. Poi arriva il momento dell’analisi, ma ancora mancano le eventuali soluzioni. Ecco, diciamo che ho cercato di fotografare quel momento, e, sì, all’epoca sono scesa in piazza con le prime manifestazioni studentesche, e mi sono beccata anche qualche manganellata. E poi ci ho provato con i partiti e i sindacati, nel momento successivo di ricerca di soluzioni, ma ho l’impressione di essere fondamentalmente anarchica, e tutto sommato sto ancora brancolando, anche se sono saldamente a sinistra.

Eventuali consigli? Nessuno. Non esistono ricette, credo, anche perché le ingiustizie sono praticamente uguali in tutte le epoche, ma le soluzioni cambiano a seconda delle epoche.

X: Leggendo la storia editoriale delle Fortezze, riportata nell’introduzione all’edizione di Delos, sembra che il suo romanzo sia stato rifiutato dalle case editrici del tempo perché “troppo politico”. Da novizi del mondo editoriale, a noi di Novilunio sembra che, negli anni, la fantascienza italiana sia stata progressivamente svuotata del suo importante ruolo di critica sociale e relegata al mero intrattenimento di nicchia, con storie di pura avventura o vuote distopie che poco hanno a che vedere con la realtà attuale. Cosa ne pensa lei al riguardo?

DP: Penso che purtroppo le case editrici sono realtà di tipo anche economico, e devono fare i conti con un pubblico che può essere stimolato e portato a leggere cose diverse, ma questo ha un costo che quasi nessuno vuole o può sostenere. Quindi è vero che la fantascienza italiana, e non solo, se vuole essere pubblicata, o comunque se vuole una grande diffusione, deve anche intrattenere. È sull’anche che bisogna forse focalizzarsi.

C: Passiamo al contenuto del romanzo. I Mix sono queste creature misteriose, che sovrappongono un ignoto insondabile e rimandi al passato, trascinando Gengis sempre più a fondo nella follia proprio come nel capolavoro Solaris. Il parallelo con Lem è intenzionale, oppure c’è un altro significato dietro queste figure mesmerizzanti?

DP: In realtà quando ho scritto le fortezze non avevo ancora letto Solaris. Ho letture multiple e disordinatissime. Avevo in mente invece come possono essere “manovrabili” i sogni e gli ideali, ma quanta forza possono però sviluppare, al di là delle personali interpretazioni.

C: Il protagonista Gengis è, per sua stessa ammissione in vari momenti della storia, uno sbandato: inizia lottando per una causa e pur riconoscendo che la causa è persa continua a lottare, anche quando non sa contro cosa. Gli eventi del finale possono essere dunque considerati come una cessazione di queste ostilità interiori, o Gengis rimane ancorato a una lotta svuotata di scopo?

DP: La lotta non è mai svuotata di scopo. Se non altro ha l’imperativo morale di cercare di essere coerenti, anche attraverso gli sbagli e le cadute e le trappole in cui ti fanno cadere le circostanze.

X: La figura della donna riveste un ruolo centrale: Evelina, Daima e Ding sembrano, in effetti, incarnare lo stesso archetipo: quello della donna-strega, profetessa e immagine di un mondo ideale in cui il genere umano si spoglia della civiltà per ritornare al vero nucleo dell’esistenza, l’empatia e la comunione con se stessi. La loro figura è, a un tempo, salvezza e condanna per i protagonisti maschili, che ne inseguono il miraggio senza mai riuscire a raggiungerlo. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un grande e positivo cambiamento nel ruolo sociale rivestito dal genere femminile. Pensa che tali cambiamenti stiano portando le donne ad assumere pienamente il loro ruolo di “strega”?

DP: Credo che ognuno di noi si formi in qualche modo un’idea di sé stesso che corrisponde a un archetipo. E credo che tutte le volte, ad ogni generazione, si ricominci daccapo, perché non si impara né si vive con le esperienze degli altri. Quando vedo i ragazzi, adesso, mi viene da abbracciarli e da fargli tanti auguri affettuosi, perché sono agli inizi di un percorso parecchio faticoso… purtroppo all’idea di un progresso che non sia meramente tecnologico, non riesco a credere. Ho l’impressione che ogni conquista sia frutto di fatica personale. Anche oggi ci sono in contemporanea persone che vivono in questo secolo, e altre che vivono nel medioevo, e altre all’età della pietra, tanto per semplificare. Il cambiamento positivo riguarda solamente molti discorsi, e alcune persone. Non è generalizzato.

C: I personaggi delle Fortezze iniziano come giovani allo sbando all’inseguimento di un sogno che ritengono a portata di mano, per poi vedere le loro aspirazioni strappate via dal sopraggiungere della vita adulta, metaforizzata dall’arrivo dei Mix sulla Terra. Nell’Italia di oggi sono molti i giovani che emigrano in cerca di un futuro migliore, ma sono altrettanti quelli che, proprio come la compagine di Gengis Khan, sentono di non appartenere a nulla, di non star andando da nessuna parte. C’è qualche consiglio che lei si sente di dargli?

DP: Se parto dalla mia esperienza, direi che l’unico consiglio possibile è di buttarsi sulle occasioni. Ci sono sempre cinquanta possibilità su cento che le cose vadano bene. E se vanno male, è in ogni caso una esperienza che servirà.

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Clockwork

Fisico teorico fallito che cerca di insegnare e scrivere fantascienza e fantasy, saltando nel tempo tra neolitico e solarpunk italiano. Mastodoniano imperterrito. I miei scarabocchi sono passati per Novilunio, Cohibeo, Neutopia, Solarpunk Italia e Symphonies of Imagination.

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