Geroglifici Solarpunk

da | Lug 10, 2025 | Approfondimenti, Consigli di scrittura

Immagine di copertina a cura di Karl Schulschenk, Biblioteca dei Semi Narrativi, CC BY-NC-ND 4.0

Il solarpunk, come si dice sempre, è un genere giovane, ancora inesplorato e che cerca di fare breccia nel mainstream. Se le critiche più frequenti (e meno informate) sono rivolte alla mancanza di conflitto, un aspetto che ancora viene poco approfondito nelle opere di questo genere è la potenza (mancata o mancante) dei suoi geroglifici.

Cos’è un geroglifico?

Ogni genere letterario contiene elementi istantaneamente noti a chiunque, anche ai non-lettori di quel genere: dai regni e dungeon dei fantasy ai robot e le astronavi della fantascienza, dalle città invase dal neon del cyberpunk ai galeoni e mari selvaggi dei pirateschi. Questi non sono semplicemente tropi ricorrenti, ma incarnano lo spirito stesso del genere.

Il termine è stato coniato da Neal Stephenson, fondatore del Project Hieroglyph, di cui riportiamo una citazione esemplare:

La buona fantascienza fornisce una visione plausibile e olistica di una realtà alternativa in cui ha avuto luogo un qualche tipo di innovazione radicale. Un buon universo fantascientifico ha una coerenza e una logica interna che regge per scienziati e ingegneri. Alcuni esempi includono i robot di Asimov, le navi-razzo di Heinlein e il cyberspazio di Gibson. […] Tali icone hanno lo scopo di incarnare simboli semplici e chiaramente riconoscibili, il cui significato e importanza è condiviso da tutti.

Il solarpunk è, fisiologicamente, nella fase in cui sta ancora sviluppando i propri geroglifici; alcuni sono già consolidati, altri sono in forma embrionale e altri ancora rimangono inesplorati. In questo articolo proviamo a fare una panoramica dei geroglifici attuali, per spronare a una riflessione su cosa sta funzionando e cosa potrebbe funzionare meglio.

Geroglifici già radicati

Questi geroglifici sono i più esplorati, sia nelle rappresentazioni artistiche che in quelle narrative. Potete trovare molti di questi riferimenti simbolici nella Biblioteca dei Semi Narrativi, come dimostra il titolo.

  • Pannelli solari/pale eolicheCa va sans dire, le rinnovabili sono il primo elemento estetico che ha dato il la al genere stesso: incarnano l’ideale di un futuro in cui l’energia viene raccolta in modo passivo, senza compromettere interi ambienti con miniere, trivelle, piattaforme petrolifere, gasdotti e cappe di smog. Le piastre blu e le pale candide occupano gli sfondi di molte illustrazioni e racconti solarpunk, e nonostante la loro onnipresenza è anche parte di ciò che manca al genere: raramente sono al centro della narrativa o della trama, rimanendo poco più che accessori.
  • Semi/piante – L’altra faccia del solarpunk è ovviamente quella naturale e vegetale. Questo geroglifico incarna gli aspetti della pazienza e della crescita, non economica o industriale ma filosofica e personale (non a caso la simbologia si presta molto bene alle analogie di genere e di identità). Talvolta però, specialmente nelle opere di provenienza statunitense, l’esplorazione si limita alla dimensione individuale, trascurando quella collettiva e comunitaria.
  • Bici – Ogni genere ha il suo iconico mezzo di trasporto: i cavalli nei fantasy e nel western, le astronavi nella fantascienza, i camion arrugginiti nei postapocalittici, i treni nei romanzi storici, i taxi nel noir e via dicendo. La bici incarna ogni cosa solarpunk, ma raramente vengono approfonditi i legami che i personaggi formano con questo strumento, siano essi emotivi, economici o logistici.
  • Biblioteca – Il luogo di condivisione per eccellenza. Essa incarna i valori più nobili di accrescimento del sapere, accessibilità e servizio per i cittadini, ma anche come luogo libero da pregiudizi e teatro di scambi culturali. Eppure viene ancora sottovalutata, e l’uso di questo geroglifico si limita spesso alla sua relazione con i libri in quanto oggetti.
  • Rovine – Il solarpunk immagina un nuovo mondo, e per fare ciò bisogna allontanarsi da quello vecchio. Le rovine, a volte fatiscenti, altre recuperate dalla comunità, sono l’incarnazione di questo concetto: la separazione dal passato e dai suoi traumi, siano essi guariti o ancora da elaborare. Le rovine sono l’unico geroglifico condiviso con altri generi (avventura e narrativa archeologica), anche se la loro simbologia è completamente diversa, poiché si allontana dalle idee di pericolo o di passato glorioso.
  • Tavolata in giardino – Simbolo di convivialità e momento di pausa, viene incluso più spesso nelle rappresentazioni grafiche rispetto a quelle narrative. Talvolta espresso in forma di festa di quartiere o sagra di paese, segno che il geroglifico in sé è ancora in via di formazione.

Geroglifici inesplorati

  • Funghi/miceli – Questo geroglifico viene usato spesso nei saggi come analogia di condivisione di risorse, decentralizzazione e decomposizione di ciò che è vecchio per reintrodurlo e reimmaginarlo in nuove forme, accessibili e utili alla comunità. Eppure, nell’esperienza di chi scrive, il linguaggio fungale appare raramente in rappresentazioni artistiche e narrative, forse per la vicinanza al fantasy e al fatato.
  • Animali – Nella maggior parte delle storie solarpunk gli animali appaiono come un geroglifico datato, quello della natura ottocentesca: un “altro” inconoscibile e selvaggio, quasi sempre inerme, impotente e da salvare. Una versione veramente solarpunk di questo geroglifico potrebbe essere un animale che vive davvero alla pari con l’uomo, che ha spazio d’azione e modi per comunicare. Forse solo l’antologia Multispecies Cities ha tentato un approccio del genere.
  • Wiki – Un geroglifico già onnipresente nelle nostre vite, eppure ancora assente in ogni medium (forse a causa della sua difficoltà rappresentativa). A partire da Wikipedia e fino alle pagine dedicate a videogiochi, fandom e altri elementi d’intrattenimento, le wiki sono il template per eccellenza della condivisione del sapere digitale, in parallelo alle biblioteche per il sapere analogico. Sono già un elemento centrale della cultura delle nostre generazioni, così come i giornali e la radio a inizio Novecento e i telegiornali negli anni dei nostri genitori. Eppure non sembriamo ancora aver acquisito consapevolezza della loro penetrazione e rilevanza.
  • Calabash – L’economista William Ruddick fa un uso esteso di questa figura leggendaria nel suo saggio Grassroots Economics: una zucca svuotata e usata come contenitore di oggetti messi a disposizione della comunità, diffusa nelle culture africane. È un simbolo antico eppure nuovo per la nostra cultura, e non dubito che altre culture ne abbiano di altrettanto potenti.

Conclusione

Crediamo che con una migliore comprensione dei simboli che sottendono gli sforzi artistici (illustrativi come narrativi) possa aiutare gli autori a interrogarsi di più sul significato di ciò che scrivono e contribuisce alla creazione di un’arte più consapevole. Allo stesso tempo, fornire più strumenti di analisi e di lettura a chi fruisce queste opere migliora l’esperienza dei lettori e ci aiuta a trarre di più da ogni esperienza. Che questi siano per voi, autori o lettori, geoglifici nuovi o già noti, vi incoraggiamo a farne un uso più diffuso possibile.

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Clockwork

Fisico teorico fallito che cerca di insegnare e scrivere fantascienza e fantasy, saltando nel tempo tra neolitico e solarpunk italiano. Mastodoniano imperterrito. I miei scarabocchi sono passati per Novilunio, Cohibeo, Neutopia, Solarpunk Italia e Symphonies of Imagination.

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