La Trilogia di Emily Wilde

da | Ago 7, 2025 | Recensioni, Fantasy

Heather Fawcett è una scrittrice canadese nominata best selling author sul New York Times, USA Today e il Sunday Times per svariati libri tra cui il primo della serie qui recensita: L’Enciclopedia delle Fate di Emily Wilde. Questo libro, pubblicato nel 2023 e in Italia a gennaio 2024, potrebbe essere autoconclusivo, ma se amate il romantasy avventuroso, l’intera serie comprendente: La mappa dell’altrove di Emily Wilde e Emily Wilde’s Compendium of Lost Tales (quest’ultimo non ancora uscito in Italia) non vi deluderà. Attenzione, ci saranno alcuni spoiler!

La trama

Emily Wilde è una scienziata che viaggia spesso per studiare le fate nel loro habitat naturale. In una di queste escursioni viene affiancata suo malgrado da Wendell, fascinoso collega. Da qui, il duo imparerà a collaborare e a risolvere svariati intrighi, fino a diventare una coppia. Nelle loro successive escursioni verranno affiancati da altri colleghi e amici con i quali interagiranno con creature crudeli e meschine, affronteranno viaggi in svariati regni fatati e finiranno a combattere per la vita di Wendell stesso, il quale si trascina un passato pesante e, inizialmente, misterioso.

I protagonisti

La ricercatrice per antonomasia

Emily Wilde ricalca lo stereotipo della ricercatrice scientifica di successo, disinteressata alla cura dell’aspetto fisico o alle relazioni sociali. Ciò che non può mancare nel suo outfit sono vestiti comodi con tasche grandi abbastanza da poter contenere penne e quadernetti che usa per i propri appunti scientifici. Si potrebbe dire che questi vestiti rappresentino una sorta di camice del driadologo.

Emily infatti studia la driadologia, ovvero la scienza delle fate e delle cose magiche, di cui si sa ancora molto poco. Conduce esperimenti sul campo e legge avidamente tomo dopo tomo. All’inizio della serie la troviamo in procinto di completare “L’Enciclopedia delle fate”, lavoro che dovrebbe garantirle la cattedra a Cambridge. Se avete fatto un dottorato o un postdoc non potete non rivedervi in questo personaggio.

Le sue scarse capacità di socializzazione e la sua mancanza di interesse per le altre persone le creeranno impedimenti alla sua attività di ricerca. L’interazione con persone che vivono a contatto con gli esseri magici è necessaria per poter raccogliere indizi sul mondo fatato. Nei villaggi sperduti gli esseri umani sono in un rapporto di sudditanza con le creature magiche: per evitare ripercussioni lasciano doni e non si avventurano in certe zone. Ogni tanto qualcuno sparisce, ma difficilmente si sa cosa gli succede.

Nessun essere umano infatti è mai riuscito a entrare di propria volontà nel mondo delle fate. Chi entra, o è stato catturato o si è perso. I pochi che sono riusciti a tornare hanno perso quasi ogni traccia di sanità mentale. Studiare le fate è quindi estremamente pericoloso. All’inizio della trilogia, Emily va a completare le osservazioni di un popolo fatato misterioso che si trova su un’isola nordica, a Ravenspeak.

Il Co-Protagonista: Wendell Bambleby

Con la scusa di intervenire in suo aiuto, ma non certo per sua volontà, Emily verrà raggiunta da Wendell Bambleby, co-protagonista della serie. Wendell è professore a Cambridge, amico di Emily, con una personalità completamente opposta: di aspetto curato ed elegante, è affascinante, con riccioli biondi e occhi verdi, ama stare al centro dell’attenzione e ammaliare tutti i presenti. È anche molto melodrammatico, mentre Emily è decisamente più pragmatica. È più grazie a queste sue capacità che ha ottenuto la cattedra: la maggior parte dei suoi studi hanno risultati fin troppo impeccabili, che coincidono sospettosamente con le ipotesi più popolari tra gli studiosi.

Ma è impossibile non amare Wendell: al contrario di Emily è molto socievole e capace di creare amicizie. Se all’inizio Emily non lo rispetta, comincerà a ricredersi nello svilupparsi della storia e i due personaggi, proprio perché complementari, otterranno eccellenti risultati. Grazie a lui, Emily migliora gradualmente le sue capacità sociali e riuscirà a farsi degli amici. Wendell inoltre nasconde un importante segreto. Il villaggio di Ravenspeak è infestato da avvenimenti piuttosto inquietanti e i due dovranno risolvere misteri non senza rischiare grosso. Nel secondo libro si ritroveranno a viaggiare fino alle montagne austriache per sbrogliare nuovi intrighi, sempre a rischio della propria vita.

Il Worldbuilding

La Fawcett ha creato un ecosistema molto dettagliato e ben oliato; la società fatata è divisa in piccolo popolo, schivo e umile, e gli Alti, nobili fatati dotati di estrema crudeltà nei confronti degli esseri umani: li fanno rapire per poi assoggettarli al loro divertimento personale. Molte dinamiche del regno fatato sono descritte da miti e leggende (di invenzione originale dall’autrice) che gli umani si tramandano. Sono infatti queste storie l’oggetto primario su cui i driadologi basano le loro ricerche.

Le profondità di questo mondo si vedono anche nelle numerose citazioni presenti nel diario di Emily, trattato come un vero e proprio lavoro scientifico: a ogni affermazione relativa alle fate, si affianca la citazione dello studio da cui questa affermazione deriva. Alla fine di ogni capitolo vi è la bibliografia di tutte le citazioni, in cui si possono leggere le varie descrizioni. Queste descrizioni riportano in dettaglio il lavoro di altri driadologi e le loro scoperte, rivelando una struttura di fondo alla storia molto complessa.

Anche i comportamenti sociali delle fate sono molto articolati: la loro logica non ha nulla a che fare con quella umana, e per questo quasi ogni loro azione risulterà insensata al lettore, laddove Emily non dà spiegazioni. Inoltre, la loro crudeltà e ferocia rendono il tutto più dinamico e interessante: la storia non è un semplice cozy reading con personaggi sempre di buon umore e dove tutto va bene. Spesso devono vendere cara la pelle.

Cosa non funziona

Il periodo storico

La serie dei libri va dal 1909 al 1911. In quel periodo le donne non potevano diventare professoresse universitarie, ergo Emily non potrebbe essere una professoressa di successo a Cambridge. È comprensibile però la ragione per cui l’autrice abbia scelto questo periodo.

Ci sono moltissimi libri di successo (“Il quaderno delle parole perdute”, “La curatrice di librerie”, la serie di “Saffron Everleigh Mystery”, per citarne alcuni) in cui le eroine vivono nei primi anni del Novecento a Oxford, Londra o Cambridge, e sono in un modo o nell’altro coinvolte nell’attività di scrittura e/o ricerca universitaria. Questo periodo storico in Inghilterra coincide con i primi movimenti di emancipazione femminile come le Suffragette. Inoltre, l’autrice ha probabilmente ritenuto necessario ambientare la storia nel passato perché la driadologia deve risultare, per motivi narrativi, una scienza di cui si sa molto poco.

Un altro motivo stridente legato al periodo storico sono le coppie omosessuali presenti nei vari libri. Non perché non debbano esserci, anzi. Tuttavia, è difficile immaginare che una coppia omosessuale potesse essere ben vista e accettata in un villaggio rurale dei primi del Novecento. Se l’autrice non avesse ambientato le storie nel mondo reale, questi elementi non avrebbero rappresentato un problema di coerenza narrativa.

La narrazione stile diario

La narrazione avviene in prima persona da parte di Emily tramite il suo diario. Il singolo punto di vista non è mai risultato pesante, tuttavia questo stile ha presentato delle limitazioni. Emily finirà nel mondo fatato e non sempre se la passerà bene, anzi spesso la troveremo stordita da incantesimi dove ha vuoti di memoria o è incapace di intendere e di volere.

Questo fa interrogare il lettore su come possa riportare gli avvenimenti dettagliati di situazioni in cui non è presente a sé stessa. O di come, quasi costantemente sotto pericolo, possa trovare il momento di tenere un diario giornaliero. In quei casi la scrittura del diario dovrebbe venire adattata per renderla più verosimile. Ma se ci si dimentica che questo è il diario di Emily, la storia procede ben spedita e in maniera coinvolgente.

L’amore che rovina il progresso scientifico

La storia d’amore tra Wendell ed Emily è ben costruita: sono due personalità opposte che sviluppano gradualmente una relazione amorosa. Però, a causa di questa relazione, Emily, da scienziata eccellente nel primo e nel secondo libro, perde il rigore scientifico nel terzo. Nel terzo libro Wendell è costantemente in pericolo di vita, ma invece di pensare a salvarsi diventa estremamente passivo al punto che sembra quasi approfittarsi delle capacità di Emily nel poterlo salvare. È infatti lei che a ogni difficoltà organizza, pianifica e agisce per conto suo. Lui o la aspetta o esegue quanto richiesto da lei, riducendosi a un personaggio da tappezzeria.

Pur di salvarlo, Emily piega le regole del mondo fatato perdendo la razionalità scientifica, ed è un peccato, perché era una parte sostanziale della sua personalità. Non è chiaro se l’autrice lo fa apposta per adattare Emily alla logica (illogica) del mondo delle fate o perché aveva fretta di chiudere la saga: nell’ultimo libro infatti troppi avvenimenti eclatanti si succedono uno dietro l’altro alla rinfusa, quando necessiterebbero di un libro ciascuno. Sembra che l’autrice stessa affidi tutto il malloppo a Emily in modo da poter chiudere questa serie.

Conclusioni

L’intera struttura della storia regge bene e i vari misteri e colpi di scena terranno il lettore incollato ai libri fino alla fine. La storia d’amore è piacevole, con alternanza tra momenti romantici e comici. Vi è però una discrepanza tra i primi due volumi e il terzo. I primi due libri sono più incentrati sulla risoluzione di enigmi con gli umani vittime del popolo magico. Nel terzo non vi sono segreti da scoprire, e gli esseri umani presenti hanno ruoli piuttosto aristocratici. Se vi piacciono i romantasy poco cozy, queste letture fanno al caso vostro.

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